L’IBZ dal 1977 avvia ogni anno i corsi per ottici e per optometristi, mentre nuovi corsi non hanno aperto i battenti per mancanza d’iscritti. Perché non mancano le scuole, ma gli studenti che si iscrivono ai corsi per ottici.
Dal 2000 ad oggi il numero degli Istituti statali e regionali che offrono corsi abilitanti per ottici sono più che raddoppiati, raggiungendo il ragguardevole numero di ottanta. All’offerta scolastica, a cui dal 1934 la legge delega la formazione degli ottici ed il rilascio dell’abilitazione professionale, in nove atenei si è affiancata l’offerta accademica, non abilitante, che, sebbene fu promossa ed accolta come una svolta, dopo oltre vent’anni non può vantare che risultati deludenti, certificati dal Consorzio Alma Laurea. A breve torneremo su questo argomento.
Mentre a livello nazionale il numero delle scuole per ottici cresceva, quello degli iscritti non è aumentato, tant’è che molti Istituti non avviano annualmente i corsi ed alcuni sono stati ceduti per motivi economici.
Le ragioni di quanto descritto sono tante. In primis, il settore dell’ottica è sconosciuto ai più. Perché è autoreferenziale, poco aperto e disponibile a confrontarsi con gli altri contesti, a partire da quello della tutela della salute, sempre assente ai tavoli in cui si affrontano i grandi temi d’interesse generale. Pertanto, non viene preso in considerazione dagli studenti, dalle loro famiglie ed in genere, da quanti cercano di compiere un salto di qualità professionale.
In questo non facile contesto, molti nuovi operatori, più o meno professionali, hanno cercato di avviare nuovi corsi per ottici sottostimando l’impegno e le risorse necessarie ad istituire e sostenere una scuola per ottici credibile. Alcuni si sono limitati a copiare, ma senza capire, quello che proponevano gli Istituti storici, specialmente l’Istituto Zaccagnini.
Il tasso di occupazione – il 97% - dell’Istituto Zaccagnini a sei mesi dall’ottenimento del diploma, è diventato appannaggio di tutti, anche di quelli che non hanno diplomato nemmeno un ottico. Ed avanti con i laboratori di ultima generazione, i docenti di altissimo livello anche accademici, il tutoring, la didattica integrata e chi più ne ha più ne metta.
La verità è che molti di questi non sanno di cosa parlano. Sovente, i nuovi corsi nascono da enti o imprenditori che hanno fatto altro fino a ieri, con il lavoro in calo e la necessità d’individuare nuove attività in grado di generare nuovi ricavi. Così ci provano anche con la scuola per ottici.
Ci sono pseudo scuole in cui i docenti cambiano in base alla stagione come l’abbigliamento, sono realizzate in ex negozi di ottica da chi di negozi ne ha chiusi di più di quanti ne riesca a tenere aperti. Altre danno nuova vita ai lettini per massaggio trasformandoli in banchi scolastici o, forti dei successi dei corsi di Dog Sitter, tentano di rilanciare scuole chiuse e dimenticate da tempo con laboratori ed ambulatori già vetusti anni fa. Chi insegna è in linea con il tenore delle iniziative. Alcuni sono irriducibili ben oltre l’età della pensione, altri campioni di incoerenza che fino a ieri sostenevano la necessità di chiudere le scuole per ottici a favore dell’accademia. Ma come si suol dire “pecunia non olet”.
Ma, per fortuna, l’utenza non si fa incantare e, almeno questa volta, ha continuato a scegliere Istituti che, con dedizione e visione, da decenni sono impegnati a garantire un futuro ai propri studenti e a difendere e valorizzare la professione dell’Ottico abilitato come l’Istituto Zaccagnini.
Questa volta, grazie alla saggezza degli studenti, la “Legge di Gresham" non si è affermata con gli Istituti per Ottici. Al contrario possiamo dire che la “Buona Scuola” ha scacciato la “Cattiva Scuola”.