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29 MARZO 2017 IL PARLAMENTO INGLESE VOTA IN FAVORE DI BREXIT CHE ENTRA NELLA FASE ESECUTIVA.

CHE ACCADRA’ AGLI STUDENTI ITALIANI IN INGHILTERRA E AI TITOLI DI STUDIO RILASCIATI DAL REGNO UNITO?

L’avvio formale delle trattative che regoleranno l’uscita del Regno Unito dalla Unione ha preso il via il 29 marzo scorso con il voto del Parlamento britannico. Inizia per i paesi dell’Unione Europea e per il Regno Unito, dopo oltre 44 anni di convivenza, una nuova era piena d’ incertezze.

Uno dei più importanti, fra i molti cambiamenti che questo evento provocherà, coinvolgerà il settore della scuola e dell’istruzione in cui il Regno Unito, forte della titolarità della lingua che è diventata il nuovo esperanto e di una salda tradizione universitaria, svolge un ruolo fondamentale che lo porta ad ospitare milioni di studenti da tutto il mondo inclusi, naturalmente i paesi del’Unione.

Qualora la Scozia dovesse imporre il referendum per bloccare la sua uscita dall’Europa, per inquadrare la portata del problema, aiuta il titolo di un articolo del Sole 24 ore del 21 marzo scorso sul tema: “Londra va alla Brexit? La Scozia aumenta del 72% gli studenti UE in 10 anni”.

Il contraccolpo alla decisione sostenuta con vigore dal premier Theresa May sarebbe quello della perdita del riconoscimento automatico in tutta l’Unione Europea che fino ad oggi hanno avuto i titoli di studio acquisiti nel Regno Unito e che giustifica il titolo del Sole 24 che abbiamo riportato.

Questo insieme di circostanze induce anche l’Istituto Zaccagnini, che tiene un corso di laurea inglese in Italia che comporta anche una permanenza obbligatoria degli studenti a Birmingham e per la quale ha già dovuto registrare i primi contraccolpi negativi (aumento dei costi per gli stages a Birmingham, indisponibilità del campus e altro), ad avviare una pausa di riflessione, una sorta di anno sabbatico e  non accettare iscrizioni per l’anno accademico 2017/2018 in attesa di prendere atto di tutti i risvolti della Brexit. Per altro, dall’approvazione del referendum che ha promosso l’uscita dalla UE del Regno Unito, l’Istituto ha  avviato contatti internazionali alla ricerca di soluzioni che permettano di evitare di disperdere questa proficua esperienza che ha portato un contributo rilevante al percorso di crescita dell’optometria in Italia.

 

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